Review
Un moro e un biondo cavalcano in mezzo a qualche gregge al pascolo e condividono l’esperienza dell’isolamento. E no, non è Brokeback Mountain! Altro che cowboy del Wyoming, siamo in Svizzera e questa è la prima missione fallita di Real-Bikes
Ci teniamo a premettere che non è stata minimamente colpa del programma, stilato in modo quanto mai svizzero dall’ente turistico… svizzero. L’obiettivo era semplice: godere della placida, tranquilla e verde Svizzera di fine estate, assaggiare, curva dopo curva, i suoi rinomati passi alpini, consolarsi al tepore dei rinomati rifugi all’arrivo del primo freddo settembrino, degustare le tante prelibatezze locali. E invece, abbiamo dovuto soccombere.
Tutto inizia alle sei di mattina del 23 settembre 2010; un rapido check al bagaglio, ultimo controllo alle previsioni meteo tramite un melafonino forse un po’ ottimista, due cornetti al bar di fronte, e via ad affrontare le sconosciute insidie e le sicure meraviglie dello Swiss Rally 2010, in sella a due moto tanto opposte quanto simili nell’alimentare le nostre aspettative. KTM SMT e Yamaha Super Ténéré sono quanto di più indicato per affrontare la trasferta (per leggere il test, cliccate qui) e, caricate di tutto punto, fanno sembrare anche due debosciati come noi, dei turisti veri.
Poco dopo le nove di mattina, siamo già al primo checkpoint: a Lugano abbiamo programmato una visita a Swiss Miniatur, un parco di circa 14000 metri quadrati in cui ammirare, in un colpo d’occhio, tutte le bellezze artistiche e architettoniche svizzere, fedelmente riprodotte in cartapesta. Quale modo migliore per conoscere il territorio che si accinge ad accoglierci? Essendo, però, due debosciati passiamo due ore chi a riprendere i trenini che entrano ed escono dalle gallerie, chi a meravigliarsi dell’effetto godzilliano offerto dalle trote giganti che nuotano sotto le barchette in miniatura. Richiamati al dovere dal passare inesorabile del tempo (e dall’appetito), abbiamo esplorato il lungolago di Lugano, considerato uno dei più belli d’Europa e ci siamo diretti a Bellinzona per il pranzo.
Nella capitale del Canton Ticino, dopo essere stati salassati da un ristoratore, passeggiamo estasiati nella zona pedonale e ci dirigiamo verso il primo dei suoi tre castelli, quello che domina il centro della città. Il panorama è magnifico, Bellinzona dall’alto è un miscuglio affascinante di storia e natura. Ci rilassiamo, ma entro sera abbiamo altra strada da fare e quindi lasciamo gli ormeggi, anche perché la stanchezza inizia a farsi sentire, soprattutto per Massi, costretto a portarsi appresso i bagagli della KTM privi di qualsiasi serratura.
Raggiungiamo l’albergo Stella Alpina, in Val Bedretto, ai piedi del Passo della Novena, prima di cena, e ci affrettiamo nella speranza di accedere alla sauna, beneficio che, però, ci viene precluso. L’alberghetto, isolato ma nemmeno troppo, offre pace e relax e ci delizia con una cenetta romantica, a lume di candela, a base di risotto ai mirtilli innaffiato da un ottimo merlot del 2007. L’idillio viene guastato dalle previsioni meteo sul solito melafonino: su tutta la Svizzera l’indomani è prevista pioggia.
Al risveglio, la Val Bedretto si presenta immersa nelle nuvole basse e dense di umidità, l’aria è pungente e l’asfalto è lucido e viscido. Partiamo determinati verso il Passo della Novena, non prima, però, di aver superato l’impasse intellettuale creataci dalle coperture impermeabili per le borse della KTM. Dopo aver cercato in tutti i modi di utilizzarle per ricoprirci le borse laterali, infatti, scopriamo che la guaina impermeabile serve per avvolgere internamente il bagaglio e non la borsa che lo contiene; a quanto pare non siamo abbastanza intelligenti per una KTM.
La serie di tornanti che ci porta in vetta sarebbe spettacolare, se non fosse per la coltre di nubi che ci impedisce di vedere a più di 20 metri e per la temperatura crollata repentinamente verso gli zero gradi; la pioggerellina costante e l’abbigliamento un po’ troppo leggero ci rendono molto meno spumeggianti del giorno precedente. Una volta in vetta, scattate le foto di rito e bevuto un thé caldo, ridiscendiamo lungo la Nufenestrasse e imbocchiamo la Furkastrasse, una lingua di asfalto che accompagna le curve della Valle del Goms e ci conduce prima verso le cittadine di Munster e Niederwald e poi, in senso opposto, verso Gletsch, ai piedi del Furka e del Grimsel, sulla cui sommità ci attende il pernottamento.
La strada che porta a Niederwald, minuscolo borgo noto per aver dato i natali a Caesar Ritz (quello degli alberghi, non quello dei crackers), è caratterizzata da curve da raccordare e lunghi rettilinei in piano, dove è possibile soffermarsi a guardare il panorama. La pioggia, sempre più insistente e odiosa, ci convince a forzare le tappe e a dirigerci subito a Gletsch, escludendo anche la visita al ghiacciaio dell’Aletsch sul quale ha già iniziato a nevicare.
Puntiamo diretti al Grimsel, ma la salita, seppur breve, diventa sempre più dura per il freddo e la pioggia ghiacciata che ci fa temere il peggio. Il tempo di ammirare il verde cupo dei tre laghi artificiali in cima al monte e siamo costretti a rintanarci all’hotel rifugio Grimselblick.
Qui ci attende un capolavoro di ingegneria moderna: la nostra stanza. In soli 2 metri quadrati gli “interior designer” del Grimsel sono riusciti a farci stare due letti, una cassapanca, due comodini, due finestre con tanto di tende, un lavandino e un box doccia.
Il Grimselblick a fine stagione ci appare da subito un luogo a tratti surreale. Il personale di servizio è superiore in numero ai clienti (che, in quei giorni, sono solo quattro: Massi, Nick e una coppia fedifraga di origini tedesche) e la proprietaria, un’anziana signora ultraottantenne, dimostra più vitalità della maggior parte dei suoi ospiti. Mentre cerchiamo di dividerci gli spazi nella stanza, la neve inizia a scendere copiosa e in men che non si dica tutto ciò che vediamo fuori dalla finestra si ricopre di una soffice coltre bianca. Guardiamo impotenti la natura decidere le nostre sorti.
Lì per lì pensiamo che si tratti di una discreta dose di sfiga, e chiediamo verso che ora dovrebbero passare gli spazzaneve. Con altrettanta serenità i gestori ci rispondono che il passo è già stato chiuso e che essendo venerdì non è previsto spazzaneve fino a lunedì. Inoltre le previsioni suggeriscono agli spazzaneve di prendersela comoda, dato che è prevista ancora neve per diversi giorni. Con sempre più disarmante serenità, l’ottuagenaria ci getta nel panico, raccontando di quella volta “che rimasero bloccati e isolati dal mondo per ventisei giorni a causa di una forte nevicata. Una nevicata proprio come questa”. “Ah, ma sarà stato nel ’48”. “No, no è stato un paio di anni fa”.
La vecchia aveva ragione: il mattino di sabato, su tutto il Grimsel, uno strato di almeno un metro di neve avvolgeva le nostre speranze di ripartire alla volta di Lucerna. Il passo è chiuso, per cui nessuno arriva e nessuno parte. In questi casi i forzati abitanti del Grimselblick, in una sorta di Grande Fratello elvetico, tentano di passare il tempo come meglio possono: le maestranze iniziano a preoccuparsi della resistenza della terrazza al peso della neve, la coppia fedifraga sparisce giustamente nelle sue stanze, Nick cerca di sfidare il cuoco francofono per capire se ci si mette di più a cucinare o a mangiare bratwurst e Massi abbandona il melafonino per un oggetto transizionale a forma di boccale di birra. A notte fonda, cioè poco dopo le 19, andiamo a dormire ebbri immaginandoci un futuro da scrittori eremiti che godranno di fama postuma, che tanto noialtri lo sappiamo che “la società non ci capiscono”.
Avete presente il rumore che fa un autocarro motorizzato diesel dotato di marce ridotte e lamina spazzaneve? Bene, questa è stata la nostra sveglia domenicale e, lo confessiamo, mai stridore fu più celestiale. Sobbalziamo nel letto e mezz’ora dopo, ancora in mutande, abbiamo praticamente già fatto la valigia: gli spazzaneve sono venuti a salvarci! Ma hanno riversato ancora più neve davanti al garage all’interno del quale sono sepolte le nostre cavalcature.
Alle nostre rimostranze ci vengono offerte due pale e il resto ormai lo avete intuito.
Ridiscendiamo a valle, dopo aver liberato le moto, e godiamo di uno spettacolo incredibile. Curva dopo curva scopriamo che la tempesta si era accanita unicamente sul Grimsel. Pochi chilometri e tutto sembra tranquillo e normale, nella valle del Goms sembra una domenica di settembre qualsiasi. Sostiamo a Briga, cittadina piuttosto anonima, valichiamo il Sempione e siamo di nuovo in Italia. Ad accoglierci il traffico in entrata e uscita dai centri commerciali che, quasi quasi ci fa rimpiangere il nostro isolamento alpino.
Si conclude così il primo Swiss Rally di Real-Bikes, nella speranza di poterne presto organizzare un altro perché di non aver concluso una missione non ci va proprio giù.
I consigli pratici di Real-Bikes per chi volesse intraprendere il nostro Swiss Rally:
- scegliete una stagione favorevole
- prima di partire guardate le previsioni del tempo, quelle serie
- prima di partire guardate Brokeback Mountain, non si sa mai
- portatevi un’armonica a bocca, fa compagnia
- portatevi maglione e calze di lana, se qui si usa così ci sarà un motivo
- non ordinate per alcuna ragione una pizza
- segnatevi gli orari: pranzo alle 11 e cena alle 18
- spegnete il roaming del cellulare
- la parola d’ordine deve essere IMPERMEABILE
- i limiti di velocità svizzeri non sono un’opinione
PER GUSTARVI IL VIDEO DELLE NOSTRE DISAVVENTURE, CLICCATE QUI
ACCESSORI UTILIZZATI
Caschi Nolan X-lite X-802
Massi: Alpinestars giacca Stunt, pantaloni Air Textile, guanti S1
Nick: Alpinestars giacca Dual Air, pantaloni Air Textile, guanti SP-5
SCHEDA TECNICA
| INFO RALLY | INFO SVIZZERA | ||
|---|---|---|---|
| organizzatore | ente del turismo svizzero | qualità strade | ottima |
| giorni di viaggio | 4 | intelligenza automobilisti | più che buona |
| periodo viaggio | fine settembre 2010 | cortesia e ospitalità | discreta |
| km percorsi | circa 600 | costo pasto completo | circa 25 |
| temperatura media | 2 gradi centigradi | costo 1/2 litro d’acqua | 3,5 euro |
| moto utilizzate | KTM SMT & Yamaha Super Ténéré | costo 1/2 litro di birra | 3,5 euro |


































