Review

Le naked, si sa, sono moto universali. Buone per tutto, a patto che non si chieda loro la luna. E la GSR? Anche lei segue le orme delle concorrenti, oppure…

IN SINTESI: una naked in grado di coniugare la facilità di utilizzo tipica del segmento con delle qualità dinamiche a dir poco interessanti. Merito del motore, ereditato dalla GSX-R 750 K5, ma soprattutto di una ciclistica veramente a punto. Insomma, la GSR 750 è proprio una gran moto, parola di Kevin Schwantz

Lo ammetto, l’invito della Suzuki per la prova dinamica della GSR 750 un po’ mi aveva destabilizzato. E non perché finalmente ero riuscito a strappare un test-ride a Nick (sfilargli un invito è più difficile che sottrarre un ossobuco a un Rhodesian Ridgeback) e neanche per la tipologia di moto da testare (come dice Rocco, nella mia vita ne ho assaggiate parecchie), quanto piuttosto perché non avevo nessuna idea di cosa aspettarmi. O forse, in cuor mio sapevo già cosa avrei trovato. A novembre, infatti, durante il Salone di Milano, la GSR fu una delle tante moto che liquidai con superficiale facilità (“banale”, “nulla di nuovo”, “ma le naked, a cosa servono?”). Senza soffermarsi sull’estetica che è quello che è, cioè uniformata al tipico manga-style giapponese, non ci vedevo nulla di innovativo. L’unico briciolo di interesse lo aveva suscitato il motore, lo stesso montato sulla Gixxer 750 K5, opportunamente rimappato e migliorato, un’unità valida e ancora molto, molto interessante.

Le GSR in prova sono tutte bianche e, alla luce del sole, paiono molto più appariscenti che sotto i riflettori di uno stand. Il bianco brilla e da vicino, con calma, si possono notare tutti quei particolari sfuggiti nella calca dell’Eicma. Innanzitutto, il terminale, dal vivo mi tocca rivalutarne l’azzeccata semplicità, soprattutto se paragonato agli arzigogoli stilistici montati su alcune concorrenti. Una cosa che invece proprio non riesco a farmi piacere è il forcellone, capisco il contenimento dei costi, però, l’elemento scatolato della nuova settemmezzo Suzuki è davvero troppo modesto.

Dopo aver indossato il completo da motard cittadino e dopo aver presenziato al classico rito della conferenza stampa “pre-test”, ci mettiamo in cammino per il monte Penice, scenario scelto da Suzuki per il test dinamico. L’andatura, ahimè, molto rilassata, non aiuta a fugare nessun dubbio. L’apripista Suzuki eccede con la prudenza, procediamo tranquilli (fin troppo) in fila indiana e, a queste andature, la GSR conferma in toto le mie convinzioni. Si è una moto ottima, il motore c’è e si sente, e il comfort, nonostante la sella duretta, pure; e per quanto riguarda le sospensioni, non si può proprio negare che fanno il loro dovere. Dunque, nulla di nuovo o di eclatante, eccetto la posizione del pilota, più caricata in avanti rispetto alle concorrenti. Per farla breve, sulla GSR va tutto bene, ma non c’è nulla che mi faccia battere il cuore. C’era da aspettarselo, del resto, le naked le fanno proprio per questo. Devono dare confidenza, non possono intimorire. Se vuoi dell’altro, devi cambiare genere. Espletate le foto di rito, ci avviamo verso la strada del ritorno, la Valtrebbia. Ad aprire il gruppo si mette il solito apripista e io mi metto l’anima in pace: nessuna “sparata”, almeno per oggi.

Ora, a pensarci non saprei dire come sia cominciata. Forse perché memore delle parole citate dai progettisti durante la conferenza stampa (“la GSR è una moto da provare”), o forse perché una volta terminate le foto è possibile correre qualche rischio in più, o forse semplicemente perché aveva fretta di tornare a casa, in ogni caso, il mansueto apripista, dopo essersi trasformato in Hyde, ha iniziato a divorarsi la Valtrebbia, trascinando chi ce la faceva (dopo due curve siamo rimasti in quattro, tre giornalisti e una pilotessa) in una danza di curve che non ricordavo da tempo, almeno non per lavoro. Venti minuti di fuoco in cui abbiamo dato il bentornato alla bella stagione sciorinando staccate, sorpassi, curvette e curvoni a velocità da galera. Insomma, un gran bell’andare, in cui l’unico pensiero che mi passava per la testa era quello di rimanere attaccato agli scarichi del tizio davanti a me. Ritornati in albergo, una volta smaltita l’adrenalina e dopo aver scambiato qualche battuta compiaciuta con i miei compari di bravata, inizio a rendermi conto di una cosa grave, soprattutto per il lavoro che faccio: mi sono completamente scordato della GSR. 

Cioè, batto il mio record di percorrenza della Valtrebbia e nemmeno un pensiero alla moto che mi ha permesso questo immenso traguardo personale (per la cronaca, il precedente primato spettava a un’hypersport, “Betsie”, 636 cmc, verde pisello). Peggio, mi sciroppo 100 km di trasferta per fare al meglio il mio lavoro e tutto quel che ricordo è l’avallamento che mi ha fatto staccare entrambe le ruote da terra? Ma di più: non mantengo la promessa fatta alla mamma e metto a repentaglio le terga facendo il matto sopra un mezzo che non è stato concepito per queste genere di cose?

Dopo qualche minuto, passato lo smarrimento iniziale, ecco arrivare la luce sotto forma di citazione: “la moto perfetta è quella per cui non ti devi mai preoccupare”, Kevin Schwantz.
E lui, di Suzuki, sì che se ne intende…

SCHEDA TECNICA

MOTORE CICLISTICA
tipo quadricilindrico in linea telaio doppio trave in tubi di acciaio
alesaggio x corsa 72 x 46 mm sospensione anteriore forcella upside-down con steli da 41 mm, escursione 120 mm, completamente regolabile
cilindrata 749 cm3 sospensione posteriore monoammortizzatore progressivo, escursione 135 mm, regolabile nel precarico
distribuzione dohc freno anteriore Doppio disco da 310 mm con pinze a 2 pistoncini
raffreddamento a liquido freno posteriore Disco singolo da 240 mm con pinza a pistoncino singolo
alimentazione Iniezione elettronica ruote anteriori 3.50”x17”; pneumatico: 120/70 – ZR17
cambio A 6 rapporti ruote posteriori 5.50”x17”; pneumatico: 180/55 – ZR17
frizione multi disco In bagno d’olio capacità serbatoio 22 lt
Potenza dichiarata 78 kW (104 cv) a 10000 giri/min quote principali
- interasse: 1.450 mm - angolo di sterzo: 25°
- lunghezza: 2.115 mm - avancorsa: 104 mm
- altezza sella: 815 mm - peso dichiarato a secco : 210 kg
coppia dichiarata 80 Nm (8,15 kgm) @ 9000 rpm



About the Author

Massimo Miliani
Detto anche "il biondino" o "Faccia d'angelo" o ancora "Lo Zingaro felice" o semplicemente "L'esagitato" a seconda del grado di umidità presente nell'aria. Per i Carabinieri, la Stradale, la Guardia di Finanza e gli ausiliari del traffico rimane soltanto Massimo Miliani, classe 1980 giornalista, impennatore e psicologo. È nervoso vorace e notoriamente impaziente: he wants it all, he wants it now. Nonostante cerchi di mantenere un pubblico contegno per passare inosservato alle Forze dell'Ordine, non riesce a non impennare appena salta in groppa a una moto (o a schiantarsi contro le Nissan di vecchi francesi con i baffi a manubrio). Per Real-Bikes impenna, sbatte le ciglia e assume pose da divo.