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Più facile, più guidabile, più accessibile. Quindi è anche più desiderabile?

IN SINTESI: per anni, ogni anno, siamo stati abituati a chiamare “nuova” una F4 senza che questa fosse realmente qualcosa di nuovo ed ora che è cambiata veramente rimpiangiamo la prima, originaria, l’inventrice dell’aristocrazia sportiva, la detentrice della misteriosa pozione del fascino eterno. È mai possibile? Eppure la NUOVA F4 è tecnicamente migliore, sotto ogni punto di vista. Ruggisce, frena, accelera e piega come non mai. E delle emozioni? Non temete, qualcosa è rimasto.

Chi vorrebbe una moto vistosa e rumorosa, che ti scalda le chiappe fino a farle arrossire, che ti incricca gli scafoidi, con il cupolino troppo basso per proteggere e la sella troppo alta per non farti sentire appeso, che ti costringe a stare con le ginocchia piegate e che quando la parcheggi vivi nel terrore che qualcuno la possa anche solo sfiorare, perché, specie in tempi di crisi, ti è costata come almeno due anni di stipendio?

Se avete risposto “io no” probabilmente fate gli autisti di pullman perché la comprensione di questo genere di perversione è ciò che distingue chi è un motociclista da chi acquista un mezzo di trasporto. Sì, lo so, queste sono frasi da talebano, ma servono per introdurvi l’oggettino di questa prova: la MV Agusta F4, una moto proprio per talebani della figheria, per estremisti dell’immagine, per edonisti della sportività all’italiana e se non sapete di cosa sto parlando potete pure sentirvi a disagio.

Se non avete mai sentito parlare di lei è ora che torniate al vostro Iveco (con tutto rispetto per la professione), perché è una delle moto più celebri e ammirate del pianeta e sicuramente una delle rare moto di serie universalmente riconosciute come patrimonio dell’umanità per la loro bellezza. Dopo 12 anni di ossessionante presenza nell’immaginario motociclistico, pensavo si facesse avanti l’Unesco e, invece, sono arrivati la Harley-Davidson e qualcuno che non è Tamburini (cioè il suo disegnatore originale, ma se non sapete manco questa… che ve lo dico a fare?). A rinverdirne le linee è stato infatti Adrian Morton, che non è un personaggio dei fumetti ma deve comunque la sua fama agli spigoli di moto da manga come TnT e Tornado. Quando si restaurano capolavori come la Cappella Sistina, il rischio di aggiungere un paio di braccia a una statua che prima non ce le aveva o quantomeno fare una 999 (ogni riferimento a fatti realmente avvenuti è puramente casuale) è dietro l’angolo. Invece bisogna ammettere che Morton non ha voluto strafare e stilisticamente il restyling da lui diretto non è affatto deprecabile, anzi.

Ma per accorgersi realmente di quanto sia cambiata la F4 bisogna metterla di fianco a una vecchia F4 e, possibilmente, a una F4 Serie Oro. Dall’accostamento si nota come la nuova F4 appaia più compatta, più spigolosa e moderna, più stretta e – ammesso che riusciate a sollevarla – anche più leggera. Solo dopo un po’ vi accorgerete dove si nasconda la “fregatura”.La nuova F4, da sola, è ancora un oggetto di lusso, ma messa di fianco a una F4 Serie Oro appare molto più modesta e “cheap”. Certo dire che una moto con il telaio saldato a mano è cheap, mi rendo conto sia un pochino forte, ma è un po’ come confrontare una Ferrari Mondial con una 250 GTO se capite cosa intendo.

Insomma la nuova F4, benché più moderna e stupenda e meritevole del massimo rispetto, paga un’eredità difficile da eguagliare.

Detto questo, se sul serbatoio non ci fosse il logo varesino come la giudicheremmo? Probabilmente per quello che è, ovvero un’ipersportiva esagerata.

Quando si sale (è proprio il caso di dirlo) in sella e si dà gas si prova ancora un’emozione unica. Non che moto del calibro di Yamaha YZF-R1 o Ducati 1198 non offrano altrettanti brividi, ma nel caso della nuova F4 si riconosce una certa particolarità, difficile da definire più chiaramente di un mix di suoni e sensazioni che prende allo stomaco e che riesce ancora a farti pensare di essere avvinghiato a qualcosa di speciale

Su strada è eccessiva e rispettare i limiti autostradali è una castrazione luminosamente dichiarata dal contagiri digitale. Sesta, una carezzina al gas e sei già al casello successivo con buona pace del tutor. Quando iniziano le curve si scopre che, benché non abbia l’immediatezza di un Ciao, è più amichevole delle progenitrici. La reattività è da capo giro e non c’è diffettuccio che non si sia disposti a tollerare. C’è molta elettronica e un pochino si sente (soprattutto l’antisaltellamento, meno il controllo di trazione) ma d’altra parte per la maggioranza di noi umani centauri è impossibile pensare di guidare su strada una moto con queste doti senza un qualche aiutino esterno.

Il meglio di sé, comunque la MV F4 lo offre in pubblico: ogni passaggio è una passerella, seguito da sguardi di ammirazione mista a invidia. Se volete cuccare è la moto ideale, solo che poi non saprete dove sistemare la preda. Ma questi sono, francamente, problemi secondari.

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SCHEDA TECNICA

MOTORE CICLISTICA
tipo quadricilindrico in linea telaio traliccio in tubi di acciaio CRMO
alesaggio x corsa 76 x 55 mm sospensione anteriore forcella upside-down con steli ø50 mm, escursione 120 mm, completamente regolabile
cilindrata 998 cm3 sospensione posteriore monoammortizzatore progressivo con regolazione idraulica in estensione e precarico molla, escursione 120 mm
distribuzione dohc freno anteriore doppio disco flottante 320 mm con pinza ad attacco radiale monoblocco a 4 pistoncini
raffreddamento a liquido freno posteriore disco singolo 210 mm con pinza a 4 pistoncini
alimentazione iniezione elettronica ruote anteriori pneumatico: 120/70 – ZR17
cambio a 6 rapporti ruote posteriori pneumatico: 190/55 – ZR17
frizione multidisco In bagno d’olio capacità serbatoio 17 litri
Potenza dichiarata 137 kW (186 CV) a 12500 giri/min quote principali
- interasse: 1.430 mm - angolo di sterzo: n.d.
- lunghezza: 2.100 mm - avancorsa: 100,4 mm
- altezza sella: 830 mm - peso dichiarato a secco : 192 kg
coppia dichiarata 114 Nm (11,4 kgm) a 10750 giri/min normativa antinquinamento euro 3



About the Author

Motoreetto
Autoproclamatosi dottore in filosofia centaura con una tesi “Sul rapporto tra uomo e motocicletta ai tempi del colera", annoiò commissione e astanti al titolo. Nostalgico per partito preso e senza motivo alcuno, ama il ferro, specie se arrugginito e inorridisce all'associazione meccanica-elettronica (questo prima di guidare una Multimultimultistrada). Nonostante l'aspetto bruto è un sentimentale: conserva la foto del Morini 50 e la sua adorata “Cibina” (a pezzi, nel freezer). Dovrebbe rinunciare a qualche fetta di salame e prendere in considerazione il progresso: è convinto che la forcella rovesciata abbia la ruota per aria. Per Real-Bikes pensa e parla ma quasi mai in quest'ordine.