Review

La più evoluta e potente Harley in commercio è una brucia-semafori da pelle d’oca, in movimento come da ferma: bella e squisitamente malvagia.

Statuaria e conturbante, la Muscle è l’ultima parola in tema di “drag bike” e l’evoluzione del concetto proposto dalla progenitrice V-Rod: la Muscle è, in definitiva, la più avanzata e prestante Harley-Davidson di sempre, fulgida rappresentanza dell’interpretazione di sportività in salsa yankee. Richiede una guida particolare e un certo apprendistato; in accelerazione fa bollire lo stomaco, sul misto richiede mestiere. Un suo difetto? Forse piacere più ai non harleysti che ai puristi.

C’è stato un passato recente in cui, quando si parlava di una Harley-Davidson, non si nutriva l’intenzione di arricchire le parole con i numeri, le prestazioni, i dati motoristici. Ci si concentrava più sul racconto dell’esperienza, sul vissuto, e ci si limitava giusto giusto a fornire la coppia, unica cifra che conta quando si descrive un bicilindrico da tiro. Da dieci anni esatti, però, ci siamo tutti abituati a condire anche i test delle americane di commenti sulle prestazioni e se a qualcuno dobbiamo dare la colpa, beh è tutta della famiglia VRSC

Stringatissima digressione storica o preambolo per feticisti
Il concetto di power cruiser – nato, come sempre accade, non nella produzione di serie ma nel mondo delle special e in particolare tra chi allestiva la propria moto per affrontare le gare di accelerazione – ha trovato la propria consacrazione commerciale nell’estate del 2001, quando fu annunciata la V-Rod, capostipite di una famiglia chiamata a innovare la più classica delle gamme di moto, quella H-D. La V-Rod, vuoi per il fascino esotico che luccicava da tutto quel cromo, vuoi per la sua modernità, ha ottenuto da subito un buon successo commerciale, allargando, di fatto, lo spettro degli estimatori del marchio americano, grazie a un concetto semplice a dirsi, molto meno a farsi: unire sportività e prestazioni attuali con un’immagine moderna, senza tuttavia dimenticare le origini e il conservatorismo, talvolta intransigente e talebano, di chi ama le H-D. All’iniziale stupore che accompagnò il lancio di un motore che, non a caso, veniva battezzato Revolution, seguì un progressivo apprezzamento verso un modello bello e potente, equilibrato oltre le apparenze e completo. Ben presto, però, l’animo più oscuro e rabbioso del progetto VRSC emerse e nacquero così Street Rod, Night Rod, Night Rod Special e infine, nel 2008, l’ultima e più violenta interpretazione del tema: la Muscle.

Ancora oggi che si festeggia, non senza opportuni modelli celebrativi, il decimo compleanno della famiglia VRSC, le V-Rod sono considerate delle Harley atipiche, per via del raffreddamento a liquido e dello stile più moderno, quasi futurista. Per questo hanno rappresentato una prova di forza e allo stesso tempo una liberazione per H-D che ha deciso, così, di dimostrare di saper innovare non soltanto evolvere lentamente e di poter giocare in un territorio ancora inesplorato con credibilità. Allo stesso tempo quella di inoltrarsi in questo territorio era una necessità: bisognava fare i conti con la modernità. Dopo restyling e versioni che hanno sottolineato di volta in volta aspetti diversi del progetto V-Rod, la Muscle è di fatto il primo vero passo evolutivo per questa famiglia, che punta tra l’altro su sospensioni più rigide, forcella upside-down, cannotto più chiuso di 2° (da 36° a 34°) per una dinamica più svelta. Il motore è ancora l’unità da 1.250 cc accreditata di 122 CV e 115 Nm che gli consente di coprire l’ottavo di miglio in 7 secondi e 7 decimi. Bene, fine del ripasso, ora passiamo ai fatti.

I muscoli e le curve: gli Appennini con lei
Mi offrono la sella della Muscle quando ho in programma di raggiungere un gruppo di amici in cima all’Abetone (sempre i mitici di www.motoraduni.org) per un week-end di curve toscane e buona cucina (sia mai che manchi). Il piano prevede ridiscesa verso Lucca, Garfagnana, Massa Carrara e ritorno per la Cisa. Mentre tutti viaggiano su comode ed attrezzate tourer giappo/teutoniche, io mi presento accompagnato dalla bella, procace, americanona dalla pelle nera, ed è subito scompiglio. Che ci fa lei qui? Sembrano dire le altre. Come farai le curve dei passi? Sogghignano i maligni vestiti col completino grigio/blu d’ordinanza. Ma il mio primo problema da risolvere è un altro: come issare un minimo di bagaglio con un ragno a questa ragazzotta che ha il fender largo come una tavola da surf e manco un appiglio? Me la cavo, ma la soluzione è posticcia e i baulettati se la ridono. Uno a zero per loro, mi rifaccio alla prima partenza: leggero burn-out e via nell’iperspazio. E tutti gli altri, muti.
Ad andatura molto lenta l’impaccio dato dall’interasse chilometrico si sente, ma appena il ritmo si fa decente, con la strada che ridiscende dall’Emilia verso la Toscana, inizio a danzare sul gommone da 240 mm e il godimento aumenta. Non serve nemmeno più usare il cambio, gas pressoché costante, giusto qualche sgasatina per schizzare fuori dalle curve in scioltezza. Le pedane avanzate non sono poi così male, anche se spesso toccano terra già in ingresso il che costringe a fare per bene i conti prima di tirare la staccata o avventurarsi in personali interpretazioni della traiettoria. Si guida come dice lei, con i suoi limiti e i suoi pregi. Quindi gas costante, curva rotonda senza sforzare, con la pedana e il tacco dello stivale che fanno da sensore. Almeno in questo rimane una Harley e pazienza se presto dovrò andare da un calzolaio.
Qualche goccia di sudore scende dalla fronte quando mi trovo ad affrontare una stradina in discesa stretta stretta con i tornanti che paiono gomiti di un bambino. Mi consola vedere che pure le varie GS&Co. non se la ridono più tanto, certo che la Muscle è proprio un pesce fuor d’acqua e in uno di questi tornanti sono costretto ad andare con le ruote sulla terra pur di voltare… Quando arriviamo al mare, però, spalanco il gas e “ciao ciao”, la Muscle ostenta tronfia la sua progressione strappabraccia accompagnata da una sonorità di scarico entusiasmante che fa dimenticare ogni sofferenza. Esibizionista e peccaminosa più di una ballerina di lap top in latex.
É allora che realizzo che i marines, i lottatori di wrestling, i motori V8 e gli steroidi, sono tutte invenzioni americane, così come le gare di accelerazione e infine moto come la Muscle, pensate per coprire l’ottavo di miglio nel minor tempo possibile e il cui nome risuona come un tributo non solo all’ipertrofia da culturismo quanto ad uno dei più celebri miti dell’automobilismo americano: le muscle car. Una tendenza stilistica, oltre che progettuale, che rivive nelle linee tese e nervose della moto che sto guidando. Provate un attimo a pensare alle “pony car” tra il 1965 e il 1975, roba come le Mustang, le Camaro, le Firebird o alle loro reinterpretazioni attuali. Bene, ora riguardate la Muscle, le vedete le analogie? E cosa chiedereste a un attrezzo del genere?

Lo stupore è scoprire, dopo un intero week-end in sella, che questo dragster non è neppure così scomodo. Certo il manubrio (peraltro una figata in alluminio con i cablaggi all’interno) è un po’ troppo avanzato e dritto per fare seriamente del turismo e la schiena a lungo ne risente. Tuttavia anche l’ultima danza tra i curvoni della Cisa che mi riportano alla campagna e all’afa padana, non è mai un sacrificio, casomai un gioco d’abilità che da una pedana passa all’altra, spingendo e guidando con i piedi.

ACCESSORI UTILIZZATI

Casco Bye,

Track Vest Alpinestars,

Stivali Alpinestars,

T-Shirt Real-Bikes,

Jeans Caritas.

SCHEDA TECNICA

MOTORE CICLISTICA
tipo bicilindrico a V di 60° telaio doppia culla in tubi di acciaio
alesaggio x corsa 105 x 72 mm sospensione anteriore forcella upside-down
cilindrata 1250 cc sospensione posteriore doppio ammortizzatore
distribuzione dohc freno anteriore doppio disco flottante 320 mm con pinze a 4 pistoncini
raffreddamento a liquido freno posteriore disco singolo 320 mm con pinza a 4 pistoncino
alimentazione iniezione elettronica ruote anteriori 120/70 – ZR19
cambio a 5 rapporti ruote posteriori 240/40 – ZR18
frizione multidisco In bagno d’olio capacità serbatoio 18,9 litri
Potenza dichiarata 91 kW (122 CV) a 6500 giri/min quote principali
- interasse: 1.700 mm - angolo di sterzo: 34°
- lunghezza: 2.410 mm - avancorsa: 142 mm
- altezza sella: 650 mm - peso dichiarato a secco : 292 kg
coppia dichiarata 115 Nm (11 kgm) a 6500 giri/min normativa antinquinamento Euro 3



About the Author

Nicola Andreetto
Autoproclamatosi dottore in filosofia centaura con una tesi “Sul rapporto tra uomo e motocicletta ai tempi del colera", annoiò commissione e astanti al titolo. Nostalgico per partito preso e senza motivo alcuno, ama il ferro, specie se arrugginito e inorridisce all'associazione meccanica-elettronica (questo prima di guidare una Multimultimultistrada). Nonostante l'aspetto bruto è un sentimentale: conserva la foto del Morini 50 e la sua adorata “Cibina” (a pezzi, nel freezer). Dovrebbe rinunciare a qualche fetta di salame e prendere in considerazione il progresso: è convinto che la forcella rovesciata abbia la ruota per aria. Per Real-Bikes pensa e parla ma quasi mai in quest'ordine.