Review
Dalla vita ha avuto tutto: un corpo sexy, un fondoschiena all’insù, due marmitte da maggiorata, tanta sensibilità, un cuore esagerato e pure un goccio di sangue blu. Ma allora, perché è tanto incazzata?
Dopo aver trascorso una giornata ad arrovellarmi le meningi su quale fosse l’oscura logica che ha generato un simile mostro, finalmente ho trovato la risposta che cercavo: nessuna. La Streetfighter non ha alcun senso, perlomeno nessun motivo razionale, nessuna spiegazione ammissibile, ed è proprio questa la sua ragion d’essere. D’ora in avanti quando penserò al famoso “acquisto di pancia”, penserò alla Streetfighter, ovvero perché mai comprarsi una moto che unisce in maniera superba tutti i difetti delle moto sportive con i difetti delle nude e che, per dirla tutta, non costa neppure poco? That’s amore.
La Streetfighter è un distillato di cattiveria, è passione viscerale ed è una delle Ducati “più Ducati” che attualmente potete portarvi a casa; sicuramente lo è più di una Monster o di una Hyper, con rispetto parlando, moto che hanno reso il ducatesimo alla portata di tutti o quasi. Ma questo lo si può capire solo guidandola (oltre che avendo qualche riferimento Ducati passato): si fa come dice lei e ti devi adeguare. Non è una moto su cui sali e via, affronti le curve come la guidassi da sempre, è l’esatto contrario. Ci sali e… te la fai addosso.
Esige mani esperte perché l’esperienza che ti offre non è roba comune, non è che la puoi trovare all’Esselunga. Ci vogliono un bel po’ di curvoni veloci per cominciare a darle un po’ di confidenza e quando iniziano le curve strette occorre ricominciare tutto daccapo. Ma come diavolo si fa? Non ti devi fare domande, devi interpretare le sue volontà. Nei ruoli di coppia non c’è soluzione, è lei che comanda con tanto di frustino alla mano e anche quando ci si è illusi di saperla tenere per le corna, prontamente lei ti dimostra l’esatto contrario (cioè che le corna sono le tue). Che non sia fatta per chi è alle prime armi sembra lapalissiano già scorrendo la scheda tecnica, ma che il guidatore più esperto non abbia vita facile lo si scopre strada facendo, specie nei tratti tortuosi nei quali appare goffa e più lenta di quanto si desideri.
Troppa roba insomma, troppi cavalli e ciclistica troppo sensibile per essere buttata giù di braccia, bisogna farla scorrere come una sportiva vera per non incappare nel rischio di non chiudere la traiettoria e finire nella corsia sbagliata. Ha un interasse lungo, un’esigenza concreta quando si tratta di dare trazione a tanta esuberanza desmodromica, ma che si rivela più difficile da gestire sullo stretto. Tradotto non è una Hornet o una Z750 o una GSR o una FZ6 (le ho nominate tutte per par condicio). Seconda o terza marcia, il dubbio rimane sempre. Tutt’altra cosa è affrontare un percorso veloce, con curve ampie da impostare e tenere in appoggio, qui la Streetfighter dimostra il suo potenziale di fuoco. Come nelle accelerazioni brucianti e negli allunghi, durante i quali il Testastretta quattro valvole racconta, con un commovente rombo Ducati, la sua storia nelle competizioni. Dai qualche colpo di gas e godi come un cinghiale nella stagione degli amori dopo tre anni in cattività.
Tutto questo lusso meccanico non trova però riscontro in alcuni particolari un pochino sotto tono come l’utilizzo di plastiche nere, d’aspetto un po’ modesto, che tentano invano di celare un po’ di disordine tra cavi e cablaggi in vista – spesso croce delle moto nude derivate da una carenata – o alla strumentazione posta in basso e, per usare un’espressione leggera, non di immediata lettura: per guardarla, interpretarla e capirla occorre distogliere gli occhi dalla strada, anche quando si è smesso di consultare il manuale d’uso.
Qualcuno, poi, dovrebbe spiegarmi perché non si usa più mettere l’indicatore carburante, forse l’unica informazione necessaria in una marea di dati superflui come tempi sul giro e affini.
La posizione di guida è decisamente partecipativa, l’inserimento è ottimo e si assume la perfetta posizione “a gorilla” con i gomiti belli aperti e il capo proteso in avanti, pure troppo in avanti, dato che sovente è sopra al parafango anteriore; parlare di comodità appare quanto mai fuori luogo e, soprattutto, se vi state chiedendo se sia comoda siete fuori luogo voi: la SF non è certo moto che si compra per rilassarsi o per caricarci i valigiotti di alluminio.
So che l’amore è cieco, ma vorrei lasciarvi con un solo consiglio paterno: se già soffrite di problemi alla cervicale lasciatela perdere, sa essere più deleteria di una sportiva carenata, e se avete un po’ di pancetta, a fine giornata, vi ci troverete i segni degli spigoli del serbatoio… Potete sempre raccontare che sono i graffi di una focosa amante, alimentata da una recondita passione per l’estremo, in fondo non sarebbe una balla.
SCHEDA TECNICA
| MOTORE | CICLISTICA | ||||||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| tipo | bicilindrico a L | telaio | traliccio in tubi di acciaio | ||||||
| alesaggio x corsa | 104 x 64,7 mm | sospensione anteriore | forcella upside-down con steli da 43 mm, completamente regolabile, escursione 150 mm | ||||||
| cilindrata | 1099 cc | sospensione posteriore | monoammortizzatore progressivo completamente regolabile, escursione 144 mm | ||||||
| distribuzione | desmodromica, 4 valvole per cilindro | freno anteriore | doppio disco semi flottante da 330 mm con pinze a 4 pistoncini | ||||||
| raffreddamento | a liquido | freno posteriore | disco singolo da 245 mm con pinza a doppio pistoncino | ||||||
| alimentazione | iniezione elettronica | ruota anteriore | 3.50”x17”; pneumatico: 120/70 – ZR17 | ||||||
| cambio | a 6 rapporti | ruota posteriore | 6.00”x17”; pneumatico: 190/55 – ZR17 | ||||||
| frizione | multidisco a secco | capacità serbatoio | 16,5 litri | ||||||
| potenza dichiarata | 114 kW (155 CV) a 9500 giri/min | quote principali |
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| coppia dichiarata | 115 Nm (11,7 kgm) a 9500 giri/min | normativa antinquinamento | Euro 3 | ||||||













