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Massi ha sfidato il cofano di una Nissan con la sua KTM. Sarà sopravvissuto il nostro tester di gundamnio?

IN SINTESI: incontrare sulla propria strada un francese 75enne alla guida di una Nissan Tino station wagon può riservare brutte sorprese e non solo per via degli orribili baffi a manubrio dello sbadato transalpino. Lo sa bene Massi, che sul Col de l’Iseran ha cercato di disintegrare tutto il distruttibile, uscendone comunque (quasi) tutto intero. Italia batte Francia 1-0. Ma a rimetterci è stata l’Austria.

Il giro sulla Route des Grandes Alpes aveva una doppia valenza: staccare la spina dal caldo milanese e portare a casa un bel servizio giornalistico. Due giorni, quattro amici, quattro moto a cui ognuno è affezionato, l’abbigliamento da testare… Insomma un duro lavoro che richiedeva l’impegno di un week-end. Peccato che come spesso accade, qualcosa, qualcuno, o meglio, qualcuno alla guida di qualcosa si sia messo di impegno per rovinare il programma.
Ma ecco come sono andate le due uniche ore raccontabili del mio week-end horribilis.

Sabato mattina, dopo una breve colazione in un albergo de La Rosière e dopo una breve sosta al centro commerciale di Bourg-Saint-Maurice per l’acquisto di un po’ d’olio motore (l’LC8 della mia moto ne è ghiotto quasi più della benzina), siamo partiti per affrontare il primo dei passi in programma per la giornata, il Col de l’Iseran.
A gomme fredde i primi tornanti li affrontiamo tranquilli, penso ai fatti miei, a quanto sia piacevole l’aria fresca che passa dagli inserti traforati della tuta e che forse, per stare meglio di così servirebbe solo un po’ di musica nel casco.
Procedo rilassato per un po’: curva a destra, ampio raggio, subito una piccola variazione a sinistra, altra curva a destra, abbastanza chiusa; imposto, alzo gli occhi alla ricerca del punto esatto dove piazzare le ruote e… sorpresa, al posto della curva successiva mi trovo davanti una station wagon grigia che, nel tentativo di superare la macchina che la precede, è tutta sulla mia corsia. L’impatto è inevitabile, la Kappona si infila sotto la macchina e io, non so come (i medici francesi hanno affermato che “j’ai eu de la chanche”, in italiano: “ho avuto del gran culo”), riesco a evitare il frontale e, dopo aver impattato sull’asfalto, scivolo affianco alla Nissan che mi ha investito sbattendo le caviglie sulla parte posteriore dell’auto. La botta è talmente violenta che inizio a girare come una trottola sull’asfalto per circa 20 metri.

Di quegli attimi, ricordo in maniera distinta tre soli pensieri:

1) “ma guarda questo, pur cercando di schiacciarmi in piena curva, non si dimentica di mettere la freccia per il sorpasso, che stile. E noi che continuiamo a bere spumante”

2) “speriamo di fermarci subito, son curioso di vedere se le gambe ci sono ancora”

3) “bene, adesso mi scrollo la polvere di dosso, mi alzo e vado a spiegare al quel tizio che la liberté del suo motto repubblicano, non si riferisce al modo di interpretare il codice stradale”

Chiaramente, non sono riuscito ad alzarmi, le gambe non solo c’erano, ma facevano pure un male boia. In più lo stivale destro aveva assunto una posizione non proprio ortodossa per cui, mettersi in piedi era decisamente fuori discussione.
Termino qui la cronaca perché ciò che è successo nei minuti successivi è francamente annebbiato; un po’ perché l’adrenalina, scendendo, ha lasciato spazio allo shock, e un po’ perché i Francesi non sono per nulla schizzinosi in fatto di morfina; infatti, non ho fatto in tempo a rispondere negativamente a una domanda sulle allergie che già avevo una siringa piantata nel braccio. Ulteriori racconti narrano di alcuni gestacci rivolti a tutti quelli che reputavo poter essere il mio investitore e di illuminanti richieste di tipo organizzativo come controllare se il bauletto nell’urto si era per caso aperto (per la cronaca, si è disintegrato) e di non dimenticarsi di recuperare le chiavi rimaste attaccate al cruscotto (le chiavi, come del resto il cruscotto e tutta la parte anteriore, non sono mai stati trovati).
Al mio risveglio ero sdraiato sul letto di un ospedale francese, circondato da francesi vestiti di bianco e coperto solo dalle mie mutande e dal mio stivale sinistro. Dopo poche ore, grazie alla solerzia garantita da un sistema sanitario semi-privato, ero sotto i ferri, il malleolo aveva un impellente bisogno di acciaio chirurgico.

Come potete ben immaginare, l’impresa giornalistica è sfumata, anche perché, facendo un rapido inventario, non sono più in possesso di nulla di ciò che volevo recensire (gli uomini del primo soccorso, per mezzo di una cesoia, hanno fatto a listarelle tutto ciò che avevo addosso, l’attrezzatura di ripresa è sparsa su tutto l’Iseran e la moto… vabbè, lasciamo stare).

Lesioni riportate e ringraziamenti:

Tuta Ixon Pulsar: ha resistito a tutto, tranne ai medici francesi. In questo anno di utilizzo si è sempre rivelata all’altezza. Buona aerazione, comfort discreto e ottima vestibilità. È caduta solo sotto i colpi delle cesoie dei soccorritori.

Stivali Alpinestars Racetech: hanno retto all’urto e le protezioni, contro le ruote di una macchina, hanno fatto il possibile. Visto l’impatto direi che è andata più che bene così.

Guanti Spike: sono talmente vecchi che non ricordo nemmeno il modello. Come la coperta per Linus, mi accompagnano da anni in tutte le trasferte, lavorative e non. Nonostante il botto sono ancora intatti, praticamente un santino in pelle di canguro. Miracolosi o miracolati?

Ospedale Bourg-Saint-Maurice: 2.700 euro di spese mediche sono il prezzo da pagare per un servizio all’altezza delle aspettative di un neo-plurifratturato. Operazione effettuata il giorno stesso, infermiere fantastiche (e sexy), cartella clinica completa per l’assicurazione rilasciata in 20 minuti (in Italia ci vogliono mesi), pasti decenti e abbondanti e, soprattutto, borsa del ghiaccio sostituita ogni due ore (anche di notte!). In più tra Route des Grandes Alpes e piste da sci, è diventato un centro ortopedico da riferimento. Non potevo cascare (è il caso di dire) meglio.

Gendarmerie Francese: i poliziotti francesi hanno la fama di essere dei veri duri, eppure, i due gendarmi che sono venuti a raccogliere la mia testimonianza in seguito all’accaduto, mi hanno fatto tutt’altra impressione. Sarà che i fatti erano evidenti, ma non ho mai avuto l’impressione di un qualsivoglia pregiudizio nei miei confronti (motociclista, per di più italiano, sarebbe stato facile).

Un grazie ai miei compagni di avventura, Francesco, Luigi e Rosario, per il supporto, la compagnia e l’affetto. Un monumento di grazie a Daniela: se non fosse stato per te in qualità di traduttrice, autista e, soprattutto, mente pensante, probabilmente a quest’ora sarei ancora là.

Infine, un ultimo pensiero alla defunta KTM 950 SM.
Abbiamo passato due mesi fantastici e il vedere come ti ha ridotto la stupidità di quel vecchiaccio transalpino, mi fa più male delle 18 graffe alla caviglia.
So che non apprezzi nessun tipo di romanticismo e che forse ciò che sto per dirti è stupido, però, più ci penso, più mi convinco che contro a quel cofano tu ci sia voluta andare da sola, allontanandomi quel tanto che basta per evitarmi una fine pressoché certa. Sai che non posso prometterti fedeltà (al massimo un periodo di lutto variabile in base ai tempi di risarcimento e di guarigione), ma un posto nel mio cuore, per te, nobile destriero austriaco, ci sarà sempre. R.I.P.



About the Author

Massimo Miliani
Responsabile prove. Detto anche "il biondino" o "Faccia d'angelo" o ancora "Lo Zingaro felice" o semplicemente "L'esagitato" a seconda del grado di umidità presente nell'aria. Per i Carabinieri, la Stradale, la Guardia di Finanza e gli ausiliari del traffico rimane soltanto Massimo Miliani, classe 1980 giornalista, impennatore e psicologo. È nervoso vorace e notoriamente impaziente: he wants it all, he wants it now. Nonostante cerchi di mantenere un pubblico contegno per passare inosservato alle Forze dell'Ordine, non riesce a non impennare appena salta in groppa a una moto (o a schiantarsi contro le Nissan di vecchi francesi con i baffi a manubrio). Per Real-Bikes impenna, sbatte le ciglia e assume pose da divo.