Review

È appena uscito Vol.2 Poveri Cristi, il secondo album di Brunori Sas, magnifico disincanto di un ottimista che racconta il quotidiano.

Quando ti imbatti in certi talenti – di solito te ne accorgi proprio perché capita raramente e per lo più per caso – capisci subito che c’è qualcosa di diverso e potente. Forse nelle note di Dario Brunori, meglio conosciuto come Brunori Sas, ci sono più déjà vu che sconvolgenti novità, ma c’è anche arguzia, ironia, preparazione, c’è del genio insomma e non solo citazioni musicali pretenziosamente colte e intellettuali. Ascolti il secondo album di un cantautore ancora sconosciuto ai più (benché Vol.1 del 2009 abbia vinto il Premio Ciampi e il Premio Tenco ndr) e ti chiedi perché cazzo sia ancora sconosciuto, pensi che meriterebbe le prime pagine e le standing ovation, i pallazzetti e gli anfiteatri. Ti guardi attorno e vedi Antonacci e Carta e capisci che il tuo fiato sarebbe sprecato, ti spieghi perché uno con le doti di questo menestrello cosentino debba prodursi i dischi con una propria etichetta (la Picicca, che sforna peraltro lavori di gran gusto); molto meglio consolarsi con l’ascolto personale, privato, delle canzoni di Brunori e godersele come un piacere intimo. E scoprire così che la loro magia sta proprio nel rimetterti in pace con la tua italianità, anche con quella fetta di Paese che non ti piace. Vol.2 Poveri Cristi ha questo potere, di farti sentire orgogliosamente italiano, perché in Italia c’è qualcuno che sa esprimersi in questa maniera e sa raccontare i nostri piccoli vizi, i nostri errori, i nostri sogni e le nostre bugie, qualcuno che sa farti ridere e piangere con una canzone, qualcuno che riesce a colmare, in altre parole, il vuoto lasciato da Rino Gaetano. Del cantautore crotonese (guarda caso un altro calabrese) c’è molto nella produzione di Brunori, è innegabile che sia stato maestro e modello, come si possono trovare anche molti elementi del Bennato più giovane e della scuola cantautorale degli anni Settanta, di De Gregori e di, ovviamente, Tenco, il più illustre degli incompresi. Non è dunque neppure un caso che nell’album ci siano le partecipazioni di Dente e Antonio Di Martino, due tra i più fulgidi esponenti del nuovo cantautorato emergente.

Al di là dei riferimenti culturali c’è qualcosa di nuovo ed è la quotidianità degli anni duemila. Lo sguardo agli anni Settanta è un richiamo necessario per poter usare un determinato linguaggio, ma le parole che si pronunciano sono nuove, le storie che si raccontano sono quelle dei trentenni di oggi non di allora. In Poveri Cristi c’è tutta l’amarezza per un presente che non viene proprio come ce lo eravamo immaginato, per la precarietà di una vita sospesa sull’orlo del fallimento e deve guardare avanti senza poter colmare il vuoto lasciato dalle cose semplici che non ci sono più, dall’anelito a un’esistenza spontanea che era lì ma ora pare impossibile da toccare. Tuttavia non c’è la depressione, c’è semplicemente e con incredibile lucidità il disincanto di un ottimista, di chi, nonostante tutto, non può e non riesce a rinunciare all’ironia della vita. Potremmo chiamarla “commiserazione autoironica” se ciò non suonasse in qualche modo sinistro e ridondante oltre che pretenzioso. Ogni canzone di Brunori Sas rimette al centro il testo più che le melodie e racconta, in maniera non scontata, ciò che per definizione dovrebbe essere scontato e che invece diventa confortante, ovvero l’amara normalità.

Canzoni consigliate: tutte. Compratelo. E già che ci sei comprati pure il Vol.1.



About the Author

Nicola Andreetto
Responsabile editoriale. Autoproclamatosi dottore in filosofia centaura con una tesi “Sul rapporto tra uomo e motocicletta ai tempi del colera", annoiò commissione e astanti al titolo. Nostalgico per partito preso e senza motivo alcuno, ama il ferro, specie se arrugginito e inorridisce all'associazione meccanica-elettronica (questo prima di guidare una Multimultimultistrada). Nonostante l'aspetto bruto è un sentimentale: conserva la foto del Morini 50 e la sua adorata “Cibina” (a pezzi, nel freezer). Dovrebbe rinunciare a qualche fetta di salame e prendere in considerazione il progresso: è convinto che la forcella rovesciata abbia la ruota per aria. Per Real-Bikes pensa e parla ma quasi mai in quest'ordine. Il suo blog personale è www.scusamamma.it.