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12/01/2011

Pit Bike, spiegazioni richieste

satoshi pit bike

Non è una minimoto e non è una minicross! Eccoti le prime nozioni base per affrontare lo strano mondo delle Pit Bike e lo scetticismo dei tuoi familiari.

Quando arrivi a una certa età – non importa quale, ma diciamo una certa età lontana da quella in cui impari a impennare con il Ciao – e decidi di comprarti una Pit Bike per fiondartici su delle piste da cross è inevitabile incontrare lo scetticismo specie degli adulti e specie di quelli che ti stanno vicino. Si tratta di un piccolo dramma personale che ti porta a dover dare delle spiegazioni in particolare agli amici non ancora pronti al tuo cambiamento dimensionale e alle compagnie femminili, pronte a paragonare le misure del tuo nuovo acquisto con quello della loro Louis Vuitton. I genitori, poi, sono pronti a chiedersi quale sia stato il loro apporto educativo e se al figlio improvvisamente non sia tornata la voglia di essere il bimbo di casa. Per cui se tua madre ti farà trovare cioccolata calda e pasticcioni quando passi da lei o ti chiederà se può venire a casa tua a rimboccarti le coperte, devi essere pronto a rispondere con dovizia alle domande che inevitabilmente seguiranno. Pensando a questo difficile momento, oltre al fatto che questo è il mio primo post sull’argomento Pit, ho pensato bene di prepararti una lista di risposte. Le domande non servono, tanto le sai già, iniziamo piuttosto ad addentrarci sul tecnico.

No, non è una minimoto, è meno piccina ed è nata per indossare i tassellati.
Non è neanche una minicross, perchè per tradizione monta un motore orizzontale 4 tempi.
Le Pit Bike derivano da alcune moto da diporto come Honda Z, XR e CRF 50 e Kawasaki KLX 110, e sono state così battezzate proprio perché originariamente venivano utilizzate dai piloti di cross per gli spostamenti nella zona box tra una manche e l’altra. È facile immaginare come le gare improvvisate tra i paddock (ovviamente a stelle e strisce), rese ridicole dalle dimensioni dei mezzi e popolari da film come “Crusty Demons” o dalla pubblicazione sulla rete, abbiano dato origine ad una delle più ruspanti discipline motociclistiche, che personalmente mi ha permesso di girare per i crossodromi di mezz’Italia divertendomi come un matto, collezionando qualche soddisfazione e molti lividi.

Le Pit Bike sono una delle cose più divertenti che possiate fare: personalmente con una spesa minima mi hanno permesso di collezionare alcune soddisfazioni e molti lividi

Attraversato l’oceano, la passione per queste “motorette” ha subito trovato terreno fertile in Francia, tant’è che secondo alcuni lo stesso nome Pit Bike sarebbe di derivazione francese, ovvero “petit bike”. Più recente è invece l’arrivo nel Bel Paese, nel quale, oggi, ci sono molteplici specializzazioni e si corre in categorie anche molto diverse tra loro che attirano altrettanti mondi in particolare tra gli amanti di BMX, Cross e Motard.
Il fenomeno PitBike in Italia (e nel mondo) è ancora in forte evoluzione oltre ai semplici appassionati coinvolge costruttori, preparatori e organizzatori di campionati che vanno dal monomarca al nazionale (ne esiste più di uno!) fino all’Europeo. È proprio un piccolo mondo quello delle Pit, fatto dei suoi marchi pregiati e della produzione più economica, del nugolo di piccoli produttori di parti dedicate alle faide interne tra le varie sub culture. Insomma un cosmo motociclistico in piena regola, con il suo bello e con il suo brutto. Cercherò di raccontartelo di tanto in tanto su questo spazio che mi ha messo a disposizione Real-Bikes. Alla prossima.






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