Una Vespa vecchia di 40 anni, più di 80.000 km e quasi due anni di viaggio. Ilario Lavarra non è un viaggiatore qualsiasi e forse è proprio per questo motivo che ci piace tanto
Ogni volta che mi capita di girovagare su Vespanda.com e di scoprire a che punto è il viaggio di Ilario Lavarra, vengo preso dallo sconforto. Lo confido a te, caro e unico lettore, perché so per certo che se hai scovato questo sito, e ci sei rimasto, abbiamo qualcosa in comune.
Per chi non lo conoscesse, Ilario è un ragazzo normale che a un certo punto della sua vita ha preso coscienza di una visione e l’ha realizzata. Ha deciso che voleva percorrere il perimetro dell’America (tutta l’America, non gli States) e ha deciso che voleva farlo su di una Vespa. Un paio d’anni di preparazione, un lavoro che gli permettesse di mettere da parte il denaro necessario e poi via, senza una data d’arrivo, senza nessun obbligo, se non quello del tutto intimista, di riportare le proprie sensazioni su un blog. Ora Ilario è in Messico, è in viaggio da quasi due anni e da qualche giorno si può vantare di essere il primo al mondo ad aver scorrazzato con la sua Vespa per le vie di Cuba. Un mito italiano che passeggia sulle strade, mitiche anch’esse, che hanno visto nascere, crescere e appassire la forza del sogno rivoluzionario. Un sogno nel sogno.
Ti dicevo dello sconforto. Beh, a vedere, ma soprattutto a leggere la produzione di Ilario è inevitabile essere obbligati a riflettere e soppesare quello che si sta facendo della propria vita. Mi spiego meglio, Lavarra ha deciso di partire, forse per cercare se stesso o forse perché se stesso l’ha già trovato e ha sentito il bisogno fottuto di dare una direzione al suo cammino. In ogni caso ha deciso di sbattersene delle convenzioni a cui tutti siamo legati e ha preso la sua strada.
La sua è stata una scelta di vita, non un’impresa, ed è questo che, a livello personale, mi sconforta. Ilario, con i suoi racconti, ha smascherato le mie scuse, ha messo a nudo l’incapacità (mia e credo di molti miei coetanei) di dare un impulso vero alla propria vita. Migliorare, cambiare il proprio futuro si può ed è più facile di quello che vogliamo credere, non serve essere speciali, tantomeno figli di papà (in Italia è una delle scuse più gettonate) o chissà cos’altro. La vita, o meglio, la felicità, è lì a portata di mano, basta solo avere la voglia, più che il coraggio, di prendersela. Non conosco Ilario personalmente, eppure non faccio fatica a immaginarmelo seduto fuori dalla porta di una vecchia casa de L’Avana (o di un piccolo paesino sulla costa brasiliana), il portatile sulle ginocchia, sulla testa un cappello di paglia e dentro al cappello un racconto ancora da scrivere.
Ilario, quando tornerai, se deciderai di tornare, mi piacerebbe condividere il tuo racconto con il nostro unico lettore, credo farebbe bene sia a me che a lui.
Per conoscere meglio Ilario e leggervi i suoi resoconti di viaggio, potete visitare il suo sito oppure la sua pagina Facebook




