Il mostro della Laguna? Altro che Stoner… Ecco come è andata una tranquilla domenica sera a Real-Bikes, mentre tutto il mondo guardava le prodezze dell’australiano negli States.
Qualcuno di voi affezionati e simpaticissimi lettori – o più probabilmente nessuno – si starà forse chiedendo perché mai, all’alba del mercoledì, sulla sezione blog di Real-Bikes non è ancora comparso il consueto post “La mia MotoGP”, con il commento su come noialtri abbiamo visto e vissuto la gara di domenica, in questo caso la gara corsa a Laguna Seca, una delle piste più spettacolari e che regala sempre duelli emozionanti.
Il motivo è molto semplice. A tenere questa rubrica, come ormai sapete, siamo in due. Vien da sé che se una gara non la commenta l’uno la commenta l’altro e viceversa… La vita, però, è fatta di imprevisti e può succedere che dei due nessuno riesca a vivere l’appuntamento con la MotoGP… Questa domenica l’imprevisto ha assunto forme inconsulte e straordinarie. Visto che con voi, cari amici, ci siamo sempre vantati di mantenere la massima trasparenza, ecco esattamente, ma proprio esattamente, come è andata. Per essere ancora più trasparenti vi proponiamo le due versioni, secondo i ricordi dei due protagonisti.
Versione di Massi
quilli di telefono. Il cellulare vibra tra le lenzuola intrise di malinconia nella stanza del convalescente Massi, ancora con la sua gamba bloccata e il bacino dolorante; sono da poco passate le 22 e il povero centauro contuso attende che una anima pia, possibilmente con le sembianze dell’angelica e amorevole fidanzata, gli prepari una qualche pietanza per alleviare il suo dolore e rimettersi in forze.
“pronto”
“pronto, Massi!!”
“ciao Nick, dimmi”
“senti, dato che sei a casa invalido e zoppo perché sei una capra a guidare e non hai mai voglia di fare niente, attacca quella c@#$§ di televisione e studia la MotoGP. Io sono in giro a spassarmela alla grande, qui in Veneto abbiamo abbondato al solito con lo spritz e poi ci sono un sacco di belle ragazze… vuoi che ti passi la Samantha? eh? eh? O vuoi sentire la Jenni? Eh? Dai su, che sei lì che non fai niente, tanto devi solo sintonizzarti…”
“Ma la tv è in soggiorno, non ce la faccio ad alzarmi, Anna non è ancora rientrata, sono triste e solo a combattere la mia sofferenza”
“Dai su sei il solito lagnone, due metri devi fare e poi ti accasci sul divano, smettila, non c’hai mai voglia di fare niente. Ora scappo che qua le Gine sono scatenate. Ciao ciao ciao ciao”. E mette giù.
Eroicamente e con immenso senso del dovere, Massi raccoglie tutte le sue forze e si rimette in piedi o, meglio, in piede, visto che l’unico che può usare è il sinistro. Come Christy Brown con grande cuore si avvia verso il soggiorno, ma deve cercare i pantaloni, perché sì che ci tiene al decoro e alla propria immagine e teme che possa arrivare qualcuno in casa e trovarlo in disordine. Per lo stesso motivo va in bagno e si rade per bene. Dato che c’è si regola pure i capelli e si cosparge di eau de toilette. Infila la camicia azzurra delle grandi occasioni e si avvia, profumato e sofferente, ad accendere la tv. Arrivato davanti all’apparecchio televisivo lo accende ed amaramente scopre che il digitale terrestre proprio non funziona. Estrae dalla tasca il coltellino svizzero che gli ha regalato il suo allievo McGyver e con del fil di ferro e un paio di maccheroni finiti dietro al mobile alcune settimane addietro, riesce a fabbricare un mini seggiovia e un piccolo ordigno, ma niente da fare, non riesce a sistemare il digitale terrestre. Decide dunque di immolarsi alla causa ed esce sul terrazzo, quindi sul cornicione, fino ad arrampicarsi, zoppo e instabile e dolorante, sul tetto. Scopre che il cavo dell’antenna è stato manomesso e poco più in là scorge la sagoma sinistra di Goblin. Ingaggia dunque un duello all’ultimo sangue, colpendo ripetutamente il cattivone con la sua stampella al gundamnio e spedendolo al creatore con un poderoso slancio, nel quale, però, esaurisce tutte le sue forze. Esausto ritorna in soggiorno, ma la MotoGP è già finita. Si toglie mestamente gli abiti e piange, con il crollo emotivo che solo un grande supereroe può avere, per aver disatteso le speranze dell’amico e collega Nick. Non si perdonerà mai.
Versione di Nick
a notte è umida e buia nella desolata palude. Perso il segnale GPS e senza alcuna cartina, è dura ritrovare la via, ma Nick è memore delle esperienze nella giungla vietnamita e non si arrende. Dopo aver camminato per ore ed ore, finalmente vede in lontananza il bagliore di una casa e si avvicina. Ad accoglierlo un’anziana coppia di agricoltori della bassa padana che parlano soltanto il rodigino antico, una forma caduta in disuso ai tempi di Napoleone, ben prima delle bonifiche del ventennio mussoliniano. Nick ha studiato tutti i dialetti e le inflessioni venete e per lui non è un grosso problema riuscire a comunicare con l’intricato idioma locale. Sul fuoco una zuppa di legumi bolle e gli amorevoli anziani ne offrono all’ospite inatteso. Nick si rintana in casa per asciugarsi, e accetta di buon grado, sempre pronto ad assaggiare le specialità locali e nel timor di poter offendere coloro che l’hanno accolto,
ma non appena porta la ciotola con la zuppa alle labbra si accorge subito, grazie al suo olfatto sviluppato, che dentro c’è della stricnina. Astutamente finge che la zuppa sia troppo calda e chiede di poter usare il telefono. Gli anziani acconsentono e Nick, solo in mezzo alla palude nella casa probabilmente di due killer seriali, compone il numero di Massi, ovvero il numero sbagliato.
Il telefono suona a vuoto e come al solito Nick deve attendere almeno dieci squilli.
“Pronto, chi rompe?”
“Ssss, pronto Massi, sono io”
“Ma perché sussurri? Parla più forte che non ti sento”
“Sssss non posso Massi, mi devi aiutare”
“Ufff, ti pareva”
“Sono intrappolato in una casa di due pazzi maniaci che vogliono uccidermi nel mezzo del rodigino e… Mi spiace Massi… ma non credo che riuscirò a seguire la MotoGP questa sera! Per favore, pensaci tu! Ti prego, lo sai che per te mi getterei tra le fiamme. Anzi, forse è meglio se pensi anche al futuro perché non so se riuscirò a sopravv…” Clock. Cade la linea.
“E ti pareva, uno non si può prendere un giorno di riposo dopo aver demolito una Nissan col proprio bacino che questo già rompe. Possibile che non si possa arrangiare? Ci devo sempre pensare io? Ah ma non esiste, non questa volta, oggi sono in malattia, chiamo i sindacati chiamo”.
Di Nick non si è più saputo nulla per tutte le 48 ore successive, quando alcuni operai dell’Enel che si recavano al lavoro presso la centrale termoelettrica di Porto Tolle lo hanno rinvenuto privo di sensi sulla riva del Po. Ripresosi dopo un paio di brulé ha raccontato di essere scampato ai tentativi di uccisione dell’anziana coppia, di aver incontrato il Big Foot durante la sua fuga e di essersi gettato nel Po per sfuggirli. Tra le acque del grande fiume ha dovuto lottare a lungo con un rarissimo esemplare di anguilla gigante del polesine, e una volta avuta la meglio ha tentato di raggiungere il delta a nuoto. Approdato a riva ha perso i sensi, per lo sforzo.
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