“Tu riri, tu riri, tu ririri… anni questi anni passati così aridi, sterili, vuoti, è l’era delle immagini… ci ha rubato il cuore, l’inventiva, le idee, le parole”.
I più attenti avranno colto la citazione, per tutti gli altri stendo uno sdegnato ma composto silenzio per non aver riconosciuto una pietra miliare della canzone italiana. Cosa c’entra con il primo round della MotoGP disputato sul circuito del Qatar la scorsa domenica? A parte che si tratta comunque di un messaggio profondo, non c’entra nulla, se non per il fatto che io l’ho visto a casa di Luca. Non ho ancora la certezza che si tratti del medesimo Luca, per cui passerò alla narrazione dei fatti. Dopo un pomeriggio trascorso a ripulire dal tedio invernale i quattro cilindri della mia adorata Kawasaki a suon di sgasate, ritorno verso le 19 a casa. Passo a prendere il succitato Luca e ci fiondiamo a ordinare una “Diavola” (banalissimo salame piccante) e una “Palio” (tipica pizza farcita, dopo cottura, con pregiato Prosciutto Crudo di Montagnana, di cui il nostro è ghiotto). Inganniamo la trepidante attesa delle pizze, ma soprattutto di questo avvio di campionato, con una coppia di spritz di modesta fattura. Accendiamo la tv che Meda e Reggiani stanno già facendo la conta sulla linea di partenza: partecipando in 3-gatti-3, i presentatori fanno piuttosto presto. Davanti a tutti c’è Stoner e, dopo aver visto le qualifiche, sono pronto a giocarmi qualcosa di molto caro sul fatto che stacchi tutti e arrivi solo alla meta. Ma gli occhi sono tutti puntati ancora una volta su di lui, il re della MotoGP: il Vale nazionale. Vederlo in sella alla Ducati fa ancora uno strano effetto e non dipende soltanto dal temerario accostamento cromatico. Ingoio il salamino e il manipolo parte. Dopo due curve il Team Pramac si autoelimina e si evince che tutti andranno a punti, basta non commettere cazzate. Ugualmente c’è qualcuno che le fa: Elias, che prende scoppole perfino dallo sconosciuto Abraham, riesce a girare dieci minuti dietro gli altri e lo stesso alla fine cade… Mistero. Niente birra, punto alla lucidità per gustarmi la prima gara della stagione, ma alla fine cedo a un po’ di vino bianco quando sale l’arsura e si prefigura una volata Honda con il solo Lorenzo, un po’ impiccato, a tenere il passo. Qualche sorpasso e poche speranze per il neo-ducatista che dopo una partenza kamikaze alla prima curva svolta lungo: la gara diventa un recupero impossibile, si vede che non si diverte e questo, aggiunto al secondo abbondante che rimedia ogni giro, è piuttosto preoccupante. Nel pieno delle mie riflessioni mi arriva un messaggino: “Tu che sai tutto di moto, a cosa servono le ombrelline di notte?”. Mi sembra inutile precisare che il mittente è di sesso femminile. Rispondo: “ci sono i fari e scaldano che non ne hai idea”. Ma in effetti mi fa ripensare che da tre anni ci siamo ormai abituati a questa bestialità della gara in notturna nel bel mezzo del deserto. E poi parlano di risparmiare. Mi riconnetto con la gara e Stoner prende il largo; dietro Pedrosa va in sbattimento e Lorenzo lo passa rovinando la prospettiva di una tripletta Repsol (la prima della storia). Bandiera a scacchi, appare Bobbiese ed esco a bermi una Guinness. Ma l’indomani non resisto alla voglia di sentire qualche dichiarazione, ma c’è poco di pepato: Rossi e Pedrosa sembrano in ansia per la prova costume e continuano a parlare di mettersi apposto col fisico, Stoner se la ride di gusto (pure Suppo sembra aver fatto mezza espressione di giubilo), Lorenzo ha la spocchia di chi c’ha l’1 sulla carena ma sprizza più calma zen di un monaco buddista. Difficile fare previsioni certe, ma Honda così in palla fanno capire perché hanno voluto fare un team ufficiale con tre piloti. Per Rossi, invece, è iniziato il mondiale più duro della sua carriera.




